Now, if your arrow makes
His love strong for me
I swear I’m gonna love him
Until eternity
I know between the both ofus
His heart we can steal
You can help me if you will

So, cupid
Draw back your bow
And let your arrow flow
Stragiht to my lover’s heart
For me, nobody but me

“How odd, I can have all this inside me
and to you it’s just words.”
— David Foster Wallace, The Pale King. (via crowmantic)

(via lucysometimes)

nevver:

Brooklyn
nevver:

Brooklyn
“Io arbitrariamente nell’inconscio ho aggiunto questo aggettivo “meridiane”, non nel senso astrofisico del termine, cioè del mezzogiorno con il Sole allo zenit, ma per dirla con i napoletani, dalla controra in avanti, cioè la seconda parte di luce della giornata, dunque il pomeriggio. Mi era sembrato proprio che il pomeriggio contenesse la massima quantità di antico, portando anche delle sensazioni demoniache, come una specie di tinta panica, un odore di selvatico. Tutte cose che agli artisti piacciono enormemente.”
Paolo Conte sul titolo Alla primavera, o delle favole antiche di Giacomo Leopardi. (via consquisiteparole)
maewe:

madonnaddolorata:

"Calvino non amava Roma, ‘luogo delle complicazioni superflue e delle approsimazioni confuse’ dove ‘nessuno conosce più l’arte del silenzio, che è più difficile dell’arte del dire’. Allora viveva in camere ammobiliate a Torino e lavorava all’Einaudi. Veniva nella capitale quando non poteva evitarlo, sostanzialmente per due motivi: uno editoriale - l’Einaudi aveva una sede romana e a un certo punto aprì in via Veneto una libreria con uno scantinato per gli incontri culturali - e uno personale, la storia d’amore con Elsa de’ Giorgi che viveva ai Parioli".

(Sandra Petrignani, Addio a Roma)